Pastificio Famiglia Martelli

Pastificio Famiglia Martelli

Il pastificio dentro il Castello

Non esiste una metafora che è allo stesso tempo realtà, contesto e mentalità, più descrittiva e azzeccata del “Castello” per raccontare la storia, l’ostinazione, la lungimiranza, l’essere toscani in tutto e per tutto del Pastificio “Famiglia Martelli”.

Quella della Famiglia Martelli è la storia di un’azienda dentro un castello, precisamente quello di Lari; siamo nel bel mezzo della sconfinata serie di colline e collinette della provincia di Pisa.
Il castello di Lari domina questa enorme distesa di morbide e infinite colline.

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Il castello constestualizza il Pastificio Martelli; non solo perché è inusuale al giorno d’oggi vedere un pastificio lontano da un’area industriale.

Ma soprattutto perché il castello è per la famiglia Martelli un vero e proprio posizionamento sul mercato; sentirsi protetti dalle mura della conoscenza della materia e della storia portando avanti la propria mission: “produrre una pasta come quella di una volta, alla continua ricerca del perfetto equilibrio fra tradizione e diversità”.

Il business è questione di famiglia

Castello e famiglia sono due concetti paralleli.
Sono entrambi sinonimo di sicurezza e protezione.
Entrambi paragonabili a un micro-cosmo che va avanti di vita propria indipendentemente dal resto del mondo.
Nel pastificio Famiglia Martelli è proprio così.
Intanto il nome dato all’azienda.
La “famiglia” è assolutamente la parola chiave.

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E poi c’è l’ ”organigramma”.
C’è sempre una linea, sia orizzontale che verticale che unisce tutti coloro che lavorano all’interno del Pastificio Martelli.
È la linea del grado di parentela.
Non c’è un esterno.
Solo persone di famiglia, che nei due metri che separano la porta di casa da quella della produzione portano avanti questa pasta dall’inconfondibile packaging.

I numeri fanno la qualità

Perché la pasta della famiglia Martelli è divenuta un’eccellenza del Made in Italy conosciuta in tutto il mondo?
Ovviamente quando siamo di fronte ad esempi così eclatanti di successo i fattori sono sempre molteplici.
Ma ci sono dei numeri che parlano chiarissimo.

50 ore di essiccazione aprono le porte al gusto

In un mondo in cui vanno tutti di fretta, il pastificio Famiglia Martelli si prende il suo tempo.
Il giusto tempo.
Se per preparare la pasta le ore di essiccazione che servono sono 50 per renderla porosa e “aperta” ad assorbire la giusta quantità di condimento, perché accelerare questo processo a sole 4 ore?
“Sono i trend di mercato, le persone vogliono questo.”
“Una pasta veloce da preparare. Che non perda la cottura così facilmente”.
“E poi ci sono le logiche industriali! Risparmiare tempo, aumentare la produzione. Efficientare l’efficientabile”.

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Ma qui siamo in un castello.
E queste voci rimangono all’esterno.

I venti dell’industrializzazione che rimbalzano sulle mura

Ne sono passati tanti di trend destabilizzanti.
Cambiare il processo produttivo, appunto. Come accennato poco sopra.
E poi la Grande Distribuzione che fa ancora carte false per averla fra gli scaffali.
Ma abbasserebbe il posizionamento sul mercato. E quindi niente da fare. “Grazie e arrivederci”.
Ma anche l’aumento della gamma di prodotto.
Allargarsi, sempre di più, stupire il consumatore con novità continue.

5:50

Questo è il rapporto magico.
5 sono i tipi diversi di pasta che il pastificio Famiglia Martelli produce da decenni.
50 è invece il numero minimo di tipologie di pasta che il Pastificio, anche quello più piccolo, normalmente produce.
Fra le logiche di mercato e la ricerca dell’eccellenza a tutti i costi, asserragliandosi sul proprio credo produttivo, è ovvia dove sia ricaduta la scelta.

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Penna liscia contro penna rigata

Un altro vento che da qui è passato e qui ha cambiato rotta.
Noi consumatori associamo la rigatura a una penna più capace di assorbire con le sue rientranze il condimento.
Noi consumatori non sappiamo invece che la rigatura è figlia della trafilatura al teflon che necessariamente crea questo aspetto alla pasta.
La penna liscia della Famiglia Martelli è invece un prodotto assolutamente Made in Italy.
Anzi Made in Tuscany. Non solo perché è realizzata in Toscana, a Lari. Questo è ovvio.
Non stiamo nemmeno a parlarne.
Ma perché è la testardaggine ad essere assolutamente toscana. Quell’ostinazione che va avanti, tira dritto, al di là delle mode e dei momenti.
È la bontà della pasta ottenuta con 50 ore di essiccazione che determina l’assorbimento del condimento.
Non le righe su di essa.

La tradizione è il giallo. Il font la piccola dimensione. La carta l’artigianalità.

Una brand identity scritta nero su giallo, in maniera indelebile.
Il giallo è la tradizione tutta toscana di chi da moltissimo tempo produce pasta.
In maniera differente da altre regioni italiane dove il colore classico era il blu.
Ecco spiegato perché oggi altri brand dello stesso settore riportano questo colore di base.
Il font calligrafico, quasi infantile racconta la piccola dimensione.
È questo che i Martelli hanno sempre voluto comunicare al mercato, sin dagli albori.
La volontà di non perdere mai quella che da sempre è la misura perfetta per l’attenzione al dettaglio e per la ricerca dell’eccellenza qualitativa.

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Infine la carta.
C’è stato il vento, qualche decennio fa, dell’industrializzazione. Sì, sempre quella.
Tutti iniziavano a usare il cellophane, per darsi un tono.
Per far capire ai propri clienti che stavano trasformando la produzione in qualcosa di (forse) più professionale.
Industrializzazione era sinonimo di diventare grandi, di maggiore appeal sul mercato.
Deve essere sembrato un discorso strano qui dentro il castello.
E la carta è rimasto il format che parla di artigianalità da oltre 90 anni.

Essere diversi, rimanendo nella tradizione

È forse in questo perfetto mix che sta il successo di questo prodotto.
Una pasta Made in Italy che riesce a toccare i 5 continenti grazie a questo binomio ormai collaudato e reso inscindibile da una storia lunga 90 anni.
Una pasta difficile che sfida la velocità di oggi giorno.
Una pasta per una nicchia.
Poche persone, pochi chef che credono nella piccola quantità.
Solo piatti espressi, dove ci si gioca la bontà vivendo appieno quel momento dove si racchiudono le anacronistiche 50 ore di essiccazione e la testardaggine tutta toscana che l’anno scorso ha compiuto 90 anni e che è vero vantaggio competitivo.

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