Aloha

A volte c’è bisogno di un coraggio fuori dal comune per compiere grandi imprese.
Altre c’è bisogno di idee innovative e geniali per giungere al successo, o semplicemente a qualcosa di profondamente diverso da quello che si trova già sul mercato.
Nel caso di Generoso Nino Losanno – da tutti conosciuto come Nino – titolare di Aloha, azienda specializzata nella produzione di alta gelateria italiana, siamo di fronte non solo alla ferma decisione di buttarsi ”la dove ti porta (il palato) e il cuore”, ma anche a un concept di base tanto contro-corrente quanto semplice: invertire l’idea di produzione del gelato alla frutta.

Il gelato di mandarino. Non al mandarino

Giochiamoci subito il finale e parliamo del pezzo forte dell’azienda: un po’ alla Gabriel Garcia Marquez in “Cronaca di una morte annunciata” dove veniva sbattuto nelle prime pagine del libro l’evento finale, ossia l’omicidio del protagonista Santiago Nasar.
Qui è tutta colpa di una sfrenata passione verso il gelato e di fare il “bastian contrario” nel settore dei gelati.
“Tutti fanno gelati alla frutta?”
“Bene, io faccio gelati di frutta. Frutta ripiena di gelato.”
Il confine è sottile. Ma è sostanziale.
Ma su questo concetto ci ritorniamo dopo.
Parliamo invece del colpevole di tutto questo.

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Nino è il tipico esempio di come è naturale trasportare nel business il proprio modo d’essere.
Innanzitutto una fortissima propensione a godersi la vita; lo si capisce dalla sua sfrenata passione verso i dolci in genere e i gelati in particolar modo.
Ma lo si capisce anche dall’altro suo fortissimo amore. La musica; un modo di dare una nota romantica e più leggera alla vita di tutti i giorni.
Ma Nino è soprattutto un leone; un segno zodiacale in cui si riconosce alla perfezione. Un misto fra il piacersi in tutto e per tutto e sentirsi costantemente il numero 1.
Caratteristiche che, al di la degli scherzi e dei segni zodiacali, sono imprescindibili per un imprenditore.

Il gelato come il pane fatto in casa

La vision di Aloha sta proprio in questo assunto di base.
Il richiamo alle antiche tradizioni della cucina popolare che si unisce con le moderne tecniche di produzione.
Il richiamo al pane, così come si faceva non più tardi di 50 anni fa è come una missione: il ritorno all’utilizzo di pochissimi ingredienti naturali.

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Se nel pane le componenti sono solo farina, lievito, acqua e sale nel gelato di Aloha sono frutta, zucchero, acqua e latte (dove occorre).
Non ci deve essere altro.
Il gusto deve essere autentico, naturale.

Il palato che urla: è naturale!

E un’etichetta che più corta non si può

E’ il palato che decreta la genuinità del prodotto e la purezza degli elementi che lo compongono.
Quando un alimento è realmente naturale il palato lo riconosce subito. E’ naturale!
E’ per questo che il focus aziendale è sul concept minimal degli ingredienti; pochissimi, naturali, eccellenti. Si parte sempre dal primo che è la polpa e dopo si aggiungono latte, zucchero, e pochissimi altri componenti.

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La percentuale di frutta impiegata è altissima: la polpa va da un minimo del 30% sino ad arrivare a picchi anche del 70%.
Follia pura forse dirà qualche product manager di qualche azienda che produce gelati industriali; made in italy senza compromessi direbbe qualcun altro.
Coraggio di osare, di credere nella purezza, di difendere i prodotti che in maniera del tutto naturale la nostra Terra ciclicamente ci offre e che le logiche di mercato diabolicamente distruggono.

L’unico conservante che in Aloha concepiscono è il freddo. Punto.
Il resto è solo e soltanto eccellenza delle materie prime.

La miglior frutta che l’Italia possa offrire

La storia di Aloha è anche quella di un viaggio; che parte dall’Irpinia e corre lungo tutti i territori del Sud Italia in primis.
L’azienda è dislocata a Mirabella Eclano, in provincia di Avellino.
E’ stato quindi naturale iniziare gli esperimenti e la successiva produzione con le castagne di Montella (AV), le mele Annurche Campane, le noci di Sorrento e i limoni della Costiera Amalfitana.
E come recita un vecchio detto, “l’appetito vien mangiando”, la gamma di prodotti si è arricchita dei kiwi di Latina, le pesche nettarine romagnole, i mandarini tardivi di Ciaculli, le fragole della Basilicata e così via.

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Un viaggio nel gusto più puro e autentico dell’Italia; quello che spesso l’Industria alimentare deve scartare per imboccare l’autostrada del profitto e del migliore compromesso fra gusto artefatto e sostenibilità dei costi di produzione.
La scelta di Aloha è stata quella di imboccare la strada secondaria, irta e tortuosa del made in italy; altissima qualità della frutta, lavorazione dalla fortissima componente artigianale, trade fair nei confronti dei produttori locali.

La rielabolazione estetica del frutto

E’ l’altro aspetto fortemente made in italy di Aloha; focus su gusto estetico e visione concettuale nell’elaborazione del prodotto.
L’idea è chiara: prendere il frutto, spolparlo, utilizzare la sua buccia come contenitore, elaborare la polpa aggiungendo gli elementi che la trasformino in gelato e re-inserirla nel bel mezzo della buccia.

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“Congelare” il frutto nel momento della sua piena maturazione e prolungare nel tempo il suo gusto portato alla sua massima forza espressiva.
Questa sfida sottintende una perfetta conoscenza sia della stagionalità dei prodotti, ma anche una sofisticata maestria nel lavorarli.
Ad esempio nella lavorazione degli agrumi, la spremitura viene sempre “fatta a mano” per impiegare al massimo delle sue proprietà la fibra contenuta, che serve per stabilizzare ancor di più la parte liquida e fibrosa del frutto e quindi per legarlo meglio insieme agli altri elementi.

Il sogno di portare l’Irpinia in giro per il mondo

Pensare che è nato tutto da una vecchia Bravo Simac nel 1988.
Una macchina da gelato quasi casalinga che però è servita a Nino da una parte per dare libero sfogo alla sperimentazione e conoscenza del magico mondo dei gelati, dall’altra per avere nelle mani uno strumento per credere sempre di più che il suo futuro lavorativo potesse essere questo mondo e non quello precedente, fatto di vari lavori in tutt’altro settore.
Passano gli anni (ben otto!) di sperimentazioni, di chili di eccellente materia prima buttati letteralmente nel cestino per capirne il comportamento, le caratteristiche, le proprietà leganti, di conservazione e tutto il resto.
Oggi Aloha (ahhh, a proposito…. in hawaiano è un modo di augurare “buona vita”) è una realtà che sta sbarcando in quasi tutti i continenti: dal Sud America al Medio Oriente, dagli Stati Uniti all’Europa intera.
Per portare quel senso del made in italy che è non solo tutto quello che già conosciamo, ma anche le sfumature apparentemente meno gloriose e meno competitive della nostra penisola; che invece con ostinazione, follia imprenditoriale, amore per la propria terra sono a tutti gli effetti elementi di unicità ed eccellenza nel mondo.

2 Comments

  1. Bell’articolo peccato che la frutta ripiena l’ha inventata Matteo di Lancusi nel 1962. Gli altri hanno copiato e continuano a copiare senza ritegno. Ovviamente è più facile prendersi i meriti che non si hanno. Bravi. Luca Fascio

    • Ciao Luca, ti ringrazio per il messaggio e per la precisazione.
      Nel mio articolo non c’è assolutamente la volontà di dare ad Aloha il primato sull’invenzione della frutta ripiena di gelato, ma solo di raccontare una storia diversa nel mondo dell’alta gelateria.
      Grazie per aver chiarito questo aspetto così da fornire ai futuri lettori anche questa informazione

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